” La calunnia è un venticello ” così inizia un’aria di una delle più grandi opere mai composte quale è ” Il barbiere di Siviglia “.

Calunnia, maldicenza… Parlare male della gente è così bello? Può essere d’aiuto a qualcuno? Talora fa ridere, ma al contempo fa anche male.

Calunniare credendo di non essere scoperti quando invece lo si è stato o lo si è può anche rovinare dei rapporti di, seppure minimia, amicizia.

Spesso si parla senza una prova reale, senza un qualcosa su cui basarci, senza niente, senza prove, ma soltanto con voglia e cattiveria.

Perchè parlare male di qualcosa se non si ha neppure idea – ma che dico ? – se non si sa nemmeno il perchè del fatto che si stia parlando ?

Prima di dire una qualsiasi cosa sarebbe bene documentarsi, approfondire, sperimentare, provare semplicemente a seguire i consigli degli altri.

Forse ogni tanto è giusto ” calunniare ” perchè una cattiva diceria può anche ridimensionare una persona talvolta troppo esuberante, troppo convinta, ma talvolta può anche non essere presa in considerazione da nessuno o essere smentita da tutti, poichè tutti sanno che è una falsità.

Migliore, peggiore, stentato, superlativo, chi siamo per poter attrivuire certi aggettivi ad operati altrui se non se ne ha conoscenza?

Solo chi ha alle spalle la stessa esperienza può, anche erroneamente talora, fare commenti o esprimere giudizi.

Nessuno, specialmente tra le persone che ” non sanno “, può permettersi di esprimere un parere, di opinare.

Siccome è giusto che ognuno si faccia un parere sulla ” CALUNNIA ” vi riporto di seguito tutto il testo dell’aria scritta da Gioacchino Rossini all’interno de ” Il barbiere di Siviglia “.

<< La calunnia è un venticello
Un’auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.
Piano piano terra terra
Sotto voce sibillando
Va scorrendo, va ronzando,
Nelle orecchie della gente
S’introduce destramente,
E le teste ed i cervelli
Fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
Lo schiamazzo va crescendo:
Prende forza a poco a poco,
Scorre già di loco in loco,
Sembra il tuono, la tempesta
Che nel sen della foresta,
Va fischiando, brontolando,
E ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia,
Si propaga si raddoppia
E produce un’esplosione
Come un colpo di cannone,
Un tremuoto, un temporale,
Un tumulto generale
Che fa l’aria rimbombar.
E il meschino calunniato
Avvilito, calpestato
Sotto il pubblico flagello
Per gran sorte va a crepar >>

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