C’è gente che fa quello che fa solo per il gusto di farlo, altra che fa quello che fa per gli altri, altra ancora che lo fa perché non potrebbe farne a meno, ancora altra che invece lo fa perché ne è costretta o un’ultima, forse, che lo fa perché è ritenuto giusto farlo…

Qual’è la miglior categoria di persone tra queste ?

Perché fare una cosa solo per il gusto di farla? Forse perché è un bisogno da reprimere, una necessità recuperabile, una voglia imminente, o forse solo perché non trovando altri motivi si riesce a convincere noi stessi che questo gusto è un motivo, è la causa del perché facciamo una qualsiasi azione.

Per gli altri… Questa potrebbe essere una buona causa, se solo forse non si eccedesse nel fare del bene ad altre persone, potrebbe essere un giusto motivo se solo ci credessimo, invece facendolo per gli altri, a volte, non ci crediamo fino in fondo, non vi diamo fiducia, e quindi lo facciamo per gli altri solo perché non siamo in grado di farlo per noi stessi…

Alcuna gente non ne può fare a meno… Beh questo più o meno è come per il gusto di farlo, o forse addirittura è più forte, non poterne fare a meno implica una condizione di estrema importanza, un vuoto da colmare velocemente sennò crollerebbe tutto ciò in cui crediamo, il mondo che ci circonda, i pensieri che abbiamo, e ogni cosa su cui la nostra mente poggia le fondamenta.

Esserne costretti forse è il peggiore dei casi, perché oltre al fatto di non crederci, oltre a non farlo per gli altri o per nostra soddisfazione, lo facciamo per eliminare il bisogno di qualcuno, riguardo a una cosa che magari non è conforme ad una morale comune, farlo perché se ne è costretti è come un delitto nei nostri confronti, perché siamo costretti a dare una immagine di noi diversa da quella che veramente ci permea, ma è solo quella che alcuni voglio che noi diamo.

Ritenere giusto fare ciò che facciamo invece è importante, è la base per un mondo il cui il giusto venga fuori e represso il “non giusto”, un mondo migliore per certi versi, o per altri peggiore, nel caso in cui il giusto sia ciò che noi riteniamo giusto, e non quello che è giusto per antonomasia ovvero una buona azione, ma migliore nel caso in cui sia giusto per tutti, per l’idea di giusto che ognuno ha nel proprio cuore che poi è quella che tutti dovremmo avere.

Forse queste riflessioni sono troppo astratte per essere capite fino in fondo persino da me stesso, pur avendole io scritte.

Cito per il fatto del giusto un passo tratto da Epicuro, che pur essendo del 271 a.C è molto attuale e comprensibile:

 << Quando, senza che siano sopravvenute nuove circostanze, le cose sancite dalla legge come giuste si rivelano nella pratica non corrispondenti alla pre-nozione del giusto, vuol dire che in realtà non erano giuste. Ma quando, essendo sopravvenute nuove circostanze, quelle cose che erano prescritte come giuste non sono più utili, allora bisogna dire che esse sono state giuste fino a che sono state utili per la vita in comune dei cittadini, e che in seguito, quando non sono state più; utili, non sono state più nemmeno giuste >>

Annunci