Verso ogni fatto che ci accade, ogni azione che facciamo, ogni torto che subiamo, ogni “fallo” che commettiamo, tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che ci pervade e che mettiamo in atto, noi esprimiamo un giudizio che spazia dal RIPUDIO alla ACCETTAZIONE.

Ripudio … Perché non siamo sicuri e non siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto o subito, perché sappiamo che forse non è corretto nei confronti altrui, perché siamo consci di aver sbagliato e quindi ci pentiamo e a volte, “a volte” per orgoglio, chiediamo scusa.

Accettazione … Perché ci va bene ciò che facciamo, siamo abbastanza soddisfatti, abbiamo raggiunto per lo meno la base dei nostri ideali, la sufficienza nel criterio di giudizio che ci imponiamo o che imponiamo agli altri, accettazione … Perché non saremo mai pienamente soddisfatti di ciò che facciamo o che subiamo in quanto avremo sempre dei ripensamenti.

Albert Camus una volta ha detto :

<< Questo compromesso si chiama accettazione. Ma a me ripugna tale termine e voglio essere tutto o nulla >>.

Camus, a mia libera interpretazione, critica il fatto che noi stessi, per mancanza di ambizione, ci accontentiamo di arrivare al minimo di ciò che vogliamo ottenere, qualsiasi cosa sia, e che invece sarebbe meglio fare il massimo o sennò nulla. Sicuramente avremmo più soddisfazione da tutto ciò che potremmo fare.

Sir Arthur Conan Doyle in uno dei suoi libri scrisse :

<< Il ripudio delle nostre stesse parole è il più grande sacrificio che ci viene richiesto dalla verità >>.

Perché questa frase ? Perché rappresenta al meglio ciò che per tutto è il ripudio; Se ripudiamo una nostra azione è perché sappiamo una verità che vi è “alle spalle” ovvero il fatto che avremmo potuto agire diversamente e forse in meglio, mentre se proviamo disprezzo e risentimento per un fatto commesso da altri anche nei nostri confronti, è perché siamo consci che per noi, nel caso sia fatto a noi un torto, o per gli altri, nel caso sia sbagliata la loro azione, ci sarebbe potuta essere una conclusione diversa, anche questa in meglio.

La verità ci pone di fronte a troppe scelte, ci fa troppe domande, ci crede infallibili, ma sa benissimo che ognuno di noi ha qualcosa da nascondere e qualcosa da rivelare, che questi due verbi viaggiano su linee diverse, che entrambe le due cose sono vicine ma al contempo lontane.

<<La Verità è quello che cerchi quando ancora non sai cosa sia, ma sai che c’è>>

Umberto Cerroni, giurista, ha dato questa definizione della parola “verità”. Non sappiamo cosa sia la verità fino a che non la abbiamo ormai trovata. C’è ma allo stesso tempo manca.

Della verità siamo consapevoli solo dopo aver commesso una qualsiasi cosa.

Per terminare cito Robert Musil il quale disse :

<<Non è vero che l’uomo insegue la verità … E’ la verità che insegue l’uomo>>.

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