Partiamo dal primo storico filosofo che parlò dell’essere ovvero Gorgia, egli non sapeva se qualcosa, o qualcuno potesse esistere, ma rimaneva dubbio su ogni cosa gli si presentasse davanti, rimaneva dubbio a tal punto da affermare :

<< Nessuna realtà esiste, se anche esistesse non sarebbe conoscibile, se anche fosse conoscibile non sarebbe sicuramente comunicabile, se anche fosse comunicabile non sarebbe spiegabile agli altri >>

Per secondo possiamo citare, a ragion veduta il più grande scrittore inglese e forse non solo, il quale fece di questa domanda l’apice della sua carriera, William Shakespeare, che nell’Amleto pose nella bocca del principe tali parole :

<< Essere o non essere ? Questo è il dilemma … Se sia più nobile per l’anima sopportare gli oltraggi, i sassi, i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo, disperderli >>

Forse Shakespeare la vedeva dal punto di vista di Amleto, al quale era morto il padre, che sapeva essere stato ucciso dallo zio, il quale si era sposato con sua madre, la quale probabilmente era a conoscenza di tutto, o forse avrebbe voluto farci capire quanto per un uomo sia problematico scegliere tra mantenere i propri dubbi e dolori, o tentando di affrontare ciò che si sopporta farne venire di nuovi, come appunto scrive :

<<Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e
a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza >>

Sopportare il presente alcune volte è meglio che affrontare un futuro di cui non se ne conosce il benché minimo particolare.

Altra grandissima scrittrice, nonché giornalista celeberrima, Oriana Fallaci, nel libro “ Lettera ad un bambino mai nato “ scrive ciò :

<<Ma a chi serve un bambino che muore e una mamma che rinuncia ad essere mamma ? […]Quasi che il dilemma esistere o non esistere si potesse risolvere con una sentenza o un’altra, una legge o un’altra, e non toccasse ad ogni creatura risolverlo da sé per sé. Quasi che intuire una verità non aprisse interrogativi su una verità opposta, ed entrambe non fossero valide. […] Anche la coscienza è fatta di molte coscienze >>

Questo passo, di una scorrevolezza unica e di unica bellezza, è forse uno dei migliori tratti da “ Lettera ad un bambino mai nato “; la Fallaci vuole farci capire, come d’altronde cercava di farlo Shakespeare, che non esiste una sola scelta, imposta dalla nostra coscienza, ma siccome anche quest’ultima è formata da molte coscienze, è molteplice la scelta. E proprio come Shakespeare, Oriana ci insegna che affrontare e comprendere una nuova cosa, verità la chiama lei, rivela a noi stessi altre informazioni, ci pone di fronte al mondo in altro modo, migliore o peggiore ? A volte l’uno e a volte l’altro, è per questo che di tanto in tanto l’uomo, inteso come genere umano, preferisce rimanere nella situazione in cui si trova, con le cose che ha, cattive o buone che siano, anzi che addentrarsi in un terreno a lui ignoto che magari lo conduce in pessime strade, un terreno arido, secco, inutile a volte, che potrebbe peggiorare la già “pessima” situazione nella quale egli stesso si potrebbe trovare.

Penso di dover dedicare una frase anche a Lorenzo Ricci, il quale convinto dei suoi ideali, alla richiesta di Papa Clemente XIV di una riforma per l’ordine Gesuita, rispose :

<< Siano come sono, o non siano affatto >>

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