La riunificazione delle due Germanie, ritenuta in passato un’ipotesi difficilmente realizzabile, è diventata da alcuni anni una realtà. La «Grande Germania» si è ricostituita. Con l’avvento di Gorbaciov al vertice del Cremlino, la cui perestrojka aveva messo in crisi il sistema comunista dei Paesi dell’Est, erano venute meno le ragioni politico-strategiche che al termine della seconda guerra mondiale determinarono la divisione della Germania. Per circa mezzo secolo, a Ovest aveva regnato la socialdemocrazia e ad Est il comunismo; due ideologie, due modi di vita opposti: il capitalismo e il libero mercato da una parte, la proprietà statale dall’altra. La divisione forzosa della Germania, operata dagli alleati, si era resa necessaria per ridurre il grande potenziale militare politico ed economico dei tedeschi, che altrimenti avrebbe continuato a rappresentare, visti i precedenti, un costante pericolo per la pace nel mondo. I tedeschi, infatti, avevano provocato sia la prima che la seconda guerra mondiale: era davvero troppo e bisognava ridimensionarli. Così si attuò la divisione e l’innalzamento del simbolico Muro di Berlino, spezzando l’allora capitale della Germania in due: Berlino Ovest e Berlino Est. La parte Ovest passò sotto il controllo degli alleati occidentali; la parte Est sotto quello dei sovietici. Ma finalmente il fatidico muro è stato abbattuto e la Germania ha potuto ricostituirsi. La decisione dell’abbattimento era stata presa nel novembre del 1989, allo scopo di attenuare il clima di tensione esistente nella Germania dell’Est e nella speranza che le fughe verso Ovest diminuissero. Ma sotto quest’ultimo aspetto la mossa non ebbe però esito favorevole. Si verificò, anzi, quasi una fuga in massa che accentuò a dismisura le preoccupazioni e i disagi dei governanti delle due Germanie. Era già pronto un piano per una lenta, graduale riunificazione, ma la piega che stavano prendendo gli eventi non era certo rassicurante in tal senso. Per far fronte alla situazione, che ormai sembrava stesse sfuggendogli di mano, il Cancelliere della Germania Ovest, Helmut Kohl, nel febbraio 1990 lanciò la proposta ufficiale di riunificare i sistemi monetari delle due Nazioni, come primo passo verso la riunificazione politica ed economica. La proposta veniva subito appoggiata da Bush e da Gorbaciov, mentre Mitterand non l’aveva condivisa, considerandola arbitraria e precipitosa. Nelle elezioni tenutesi nella DDR il 18 marzo 1990, il responso delle urne bocciò sorprendentemente la previsione di una grande vittoria del Partito socialdemocratico. Nelle prime elezioni veramente libere, dopo 45 anni, furono proprio i democristiani a prevalere, ottenendo quasi il 41% dei voti, contro nemmeno il 22% dei socialdemocratici e il misero 5% dei pur quotati liberali. Buona fu invece la tenuta del neo Partito Comunista, che con un buon 16% conservò un peso importante. Emblematico il primo commento di Kohl, grande vincitore di quelle attesissime consultazioni: «Noi democristiani abbiamo la storica opportunità di mutare il volto ell’Europa». Kohl, raggiante, espresse la volontà di riunificare la Germania e porla all’interno della CEE. Inoltre, escluse una futura neutralità della Germania, sostenendo la necessità della permanenza nella NATO e il pieno rispetto dei trattati. Preoccupato Mitterand per il successo di Kohl, guardinga la signora Thatcher, secondo la quale l’inserimento della Germania Est nella CEE doveva avvenire con un processo molto più graduale, per impedire che l’immissione delle enormi quantità di prodotti della Germania Orientale potesse creare uno squilibrio all’interno della Comunità stessa. Anche Mosca sembrava allinearsi con la signora Thatcher. Secondo Gerassimov, questo era l’unico modo per non turbare gli equilibri politici ed economici degli altri Stati. Il leader della Casa Bianca Bush, invece, che aveva sempre appoggiato Kohl, si dichiarò entusiasta della vittoria del centrodestra, poiché ciò corrispondeva all’aggancio della Germania unita alla NATO e alla CEE. L’inizio della riunificazione è stato sancito con l’adozione del marco unico, in vigore dalla mezzanotte del 30 giugno 1990. Un evento eccezionale, fortemente voluto dal cancelliere Kohl, che ha affrettato i tempi senza curarsi eccessivamente dei complessi problemi logistici da affrontare. Messa la prima pietra, gli eventi si sono succeduti con estrema rapidità: passano appena tre mesi e tutto è pronto per procedere alla tanto attesa riunificazione politica. Il grande evento era stato fissato per la mezzanotte del 3 ottobre 1990 e non ci sono state sorprese: a decorrere da quella data, infatti, la Germania è tornata unita. L’avvenimento rappresentò una svolta estremamente significativa nella storia dell’Europa. Inoltre la NATO avrebbe potuto fare affidamento su un nuovo potente alleato, in grado di far pesare la propria influenza sull’Europa e di condizionarne gli equilibri. Va detto però che in futuro la Germania potrebbe non resistere al fascino di assumere il ruolo di «faro guida». È questo un rischio che suscita qualche legittima preoccupazione tra i membri della CEE. I tedeschi sono 78 milioni e le enormi risorse di cui dispongono ne fanno un popolo ricchissimo. Basti pensare che il volume delle esportazioni è circa il doppio di quello di Italia, Francia e Inghilterra. George Bush, in un messaggio al popolo tedesco, affermò che dopo 45 anni i continui conflitti tra Est e Ovest erano da considerarsi finalmente conclusi. Anche Gorbaciov si mostrò particolarmente soddisfatto e rivendicò giustamente a sé il merito dell’evento, affermando che se non fossero intervenuti radicali cambiamenti all’interno del suo Paese la tanto attesa riunificazione non sarebbe stata possibile. Egli espresse inoltre la speranza che tale riunificazione potesse contribuire al raggiungimento della pace universale. A distanza di pochissimi anni ci rendiamo conto che la riunificazione tedesca, l’evento politico più desiderato e temuto degli ultimi anni, ha contemporaneamente lenito uno dei più violenti contrasti all’interno dello scacchiere europeo e ricostituito una grande potenza economica. La floridezza economica della Germania non può che rappresentare un vanto per l’Unione Europea, specie dopo il varo della moneta unica, avvenuto ufficialmente il 2 maggio 1998.

Annunci