A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, sia in Asia che in Africa gli Stati coloniali cominciarono a rivendicare la loro emancipazione dai loro dominatori occidentali. Il processo di rapida decolonizzazione cambiò il volto politico del mondo intero, a cominciare dalle Filippine, resesi indipendenti nel 1946. Nel 1947 seguì l’indipendenza dell’India e del Pakistan, nel 1948 quella di Birmania e Ceylon e nel 1949 quella dell’Indonesia. Negli anni Cinquanta venne completata la decolonizzazione asiatica, con l’indipendenza della Malesia (1957) e di Singapore (1959). Fu un processo complessivamente tranquillo, se si eccettua naturalmente la macchia indelebile della guerra del Vietnam, al quale occorsero trent’anni di lotta disperata, prima con la Francia e poi, soprattutto, con gli Stati Uniti, per giungere alla sospirata indipendenza. Il territorio in questione (comprendente l’attuale territorio vietnamita, il Laos, la Cambogia e la Thailandia) si chiamava Indocina e appartenne alla Francia fino alla conclusione della durissima prima guerra d’Indocina, protrattasi dal 1946 al 1954. Al termine della seconda guerra mondiale, dopo il ritiro dei giapponesi dal Sud-Est asiatico, il movimento di Liberazione Vietnamita, capeggiato dal leader comunista Ho Chi Minh, proclamò la nascita della Repubblica Democratica del Vietnam, corrispondente al Nord del Paese, disponendosi quindi a fronteggiare le sicure rappresaglie dei francesi. Questi ultimi, infatti, non avevano alcuna intenzione di privarsi delle colonie asiatiche, ottenute a prezzo di grossi sacrifici di uomini e di mezzi. Ho Chi Minh si affrettò a concedere ai contadini le riforme che essi chiedevano da tempo, e in un solo anno di governo, relativamente tranquillo, risollevò il morale del Paese, rendendolo estremamente motivato e forte. Nel 1946 iniziò la guerra, nella quale le forze in campo si affrontarono per quasi dieci anni con una foga mai vista. Gli assalti dei francesi potevano naturalmente contare su equipaggiamenti di alto livello, ma i partigiani vietnamiti si sacrificarono per la causa con immenso eroismo, finendo per avere la meglio. L’epilogo della guerra si ebbe nell’aprile del 1954, quando cadde la più importante fortezza francese, quella di Dien Bien Phu, ritenuta il fulcro dell’offensiva contro i vietnamiti. A Ginevra, nel luglio dello stesso anno, l’indipendenza degli Stati della penisola indocinese venne riconosciuta ufficialmente, ma il Vietnam rimase ugualmente diviso in Nord e Sud, poiché venne stabilito che la definitiva riunificazione dovesse aver luogo soltanto nel luglio del 1956, dopo libere elezioni la cui trasparenza sarebbe stata garantita dall’ONU. Ma non andò così, come è noto. Nel Sud divenne capo del governo Ngo Dinh Diem, anticomunista, uomo autoritario e palesemente di destra, appoggiato dalla politica imperialista degli americani. Ma essendo la maggior parte dei vietnamiti favorevole all’instaurazione di un regime comunista, contro il governo di Saigon si scagliarono le forze regolari del Nord del Paese, congiuntamente ai leggendari, irriducibili vietcong. L’inizio della seconda guerra d’Indocina si ebbe nel 1964. Essa vide perpetrarsi tali inimmaginabili orrori da passare alla storia come il più sporco e disumano dei conflitti, nel quale l’obiettivo principale degli americani sembrava essere la distruzione completa di uomini e cose, più che la conquista territoriale. Inizialmente, il contingente americano in Vietnam non era particolarmente numeroso, ma poiché la resistenza dei vietcong sembrava indomabile, esso aumentò a dismisura, operando una escalation che provocò ingenti perdite alle Forze Armate statunitensi. Nel 1967 tali perdite superavano i 500.000 uomini. Inseguendo caparbiamente la vittoria, gli Stati Uniti non esitarono ad attaccare qualsiasi insediamento civile e ciò trasformò la guerra in lotta terroristica: vennero utilizzati esplosivi sofisticati, dotati di caratteristiche tali da terrorizzare la popolazione civile, come il napalm, sostanza incendiaria che oltre al danneggiamento per molti versi definitivo di gran parte del patrimonio forestale vietnamita, ottenuto anche con l’impiego di enormi quantitativi di defolianti chimici, provocò perdite ingentissime tra gli indigeni, che riportarono orribili bruciature e mutilazioni. Una quantità incredibile di bombe e vari tipi di ritrovati chimici vennero lanciati sul Vietnam e sui Paesi limitrofi coinvolti nella lotta, come fossero stati abitati da topi e non da

uomini. Quanto compiuto dagli americani difficilmente potrà mai essere dimenticato o minimamente giustificato, né tantomeno offuscato dalla polvere degli anni. Probabilmente solo le atrocità commesse dai nazisti ai danni degli ebrei possono essere paragonate a quanto avvenne negli anni Sessanta in Vietnam, dove i soldati sembravano aver smarrito la loro dimensione di uomini. Lo sterminio operato da Hitler fu indubbiamente l’opera di un folle che era riuscito a plagiare le coscienze del suo popolo, ma l’efferata determinazione degli americani nel cercare di schiacciare i vietcong ha lasciato esterrefatta l’opinione pubblica americana e internazionale, poiché era indice di una crudeltà senza pari, già emersa con i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki e più recentemente confermata dalle atrocità commesse nella guerra del Golfo, dove il deserto, punteggiato di indifesi e incolpevoli soldati iracheni, venne trasformato nel più gigantesco poligono di tiro della storia. La seconda guerra d’Indocina terminò con la sconfitta degli americani, sia per la strenua resistenza dei vietcong, spalleggiati in maniera sotterranea ma efficace dai sovietici e dai cinesi, sia per la rabbiosa contestazione innescata dall’opinione pubblica americana e mondiale. In tutta l’America e nel resto del mondo vennero organizzate manifestazioni  pacifiste di massa, che sottolineavano senza mezzi termini la gravita di ciò che stava avvenendo: le università insorsero, e con loro tutte le popolazioni della terra si unirono in una gigantesca protesta, che infine convinse i vertici americani a negoziare il ritiro dal Vietnam. La discussione sulle modalità del ritiro si svolse a Ginevra tra Le Due Tho e Kissinger, rappresentante e consigliere del presidente Nixon, abilissimo nel far sì che l’America non perdesse completamente la faccia. L’accordo finale venne sancito nel gennaio del 1973. Subito dopo, i vietcong rovesciarono il governo di Saigon e quindi, dopo quasi trent’anni di guerra, proclamarono la riunificazione e l’indipendenza del Paese. Nel momento più caldo del conflitto si temette un coinvolgimento di altri Stati, come URSS e Cina, che con grande saggezza si limitarono a sostenere i vietcong in modo informale. Un coinvolgimento diretto dei due grandi Paesi comunisti avrebbe decisamente innescato una terza guerra mondiale.

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