Turno, il re dei Rutuli, uno dei personaggi più interessanti dell’Eneide.

Turno è sicuramente il principale antagonista di Enea nell’Eneide. La sua figura eroica, virile, irruenta, rappresenta un po’ la sintesi delle antiche genti italiche, fiere e combattive nei confronti degli invasori. La forza e le gesta del re dei Rutuli, costituiscono la colonna portante dei contenuti epici dell’opera, che nella seconda parte si avvicina maggiormente alle opere di Omero. Bellissimo e forte, Turno punta a conquistare il regno di Latino, sia dimostrando il proprio indomito coraggio, sia sposando Lavinia. Il suo temperamento eccessivamente impulsivo e la sua straordinaria vitalità, unitamente a una presunzione senza limiti, lo portano ad esagerare in temerarietà, rendendolo protagonista di imprese impossibili o addirittura folli, che troppo spesso gli fanno perdere ogni freno, facendolo comportare da autentico barbaro, come quando decapitò i malcapitati Eurialo e Niso, infilzando poi le loro teste su due aste, quali trofei di caccia. E tuttavia Turno non può essere certo considerato un personaggio negativo in senso assoluto, poiché egli reca in sé uno spirito sano, pulito, che è quello del grande guerriero senza paura che al momento giusto sa onorare il nemico sconfitto, come avviene quando riconsegna il corpo senza vita di Fallante agli Arcadi, e sa rispettare il padre anche in punto di morte, prima di essere finito da Enea che ormai ha preso il sopravvento. Nel cuore di Turno il combattimento rappresenta un vero e proprio piacere, la disciplina nella quale l’uomo realizza se stesso, l’essenza della vita. La Furia provocherà a dismisura questo suo ardore, mostrandosi a lui nel suo vero aspetto, per convincerlo della necessità di attaccare i Teucri, presentati come invasori senza scrupoli da ricacciare ad ogni costo. Turno si scatenò come mai aveva fatto e, chiamati a raccolta i suoi, urlò le sue intenzioni anche agli altri popoli della zona, che ammiravano il suo valore e ne elevavano la figura prestante a simbolo del combattimento. Il furore del re Rutulo si sfoga dapprima contro i Teucri, i quali tuttavia, rintanati nelle loro mura, riescono a difendersi dall’assalto. I Troiani, intanto, rinunciano ad uscire allo scoperto, secondo quanto disposto da Enea, preferendo restare in attesa di una maggiore delineamento degli eventi. Turno, fuori di sé dalla rabbia, si dirige allora verso il canale, dove erano attraccate le navi del nemico, col proposito di bruciarle per impedire ogni possibile via di fuga, ma Cibele ne anticiperà le intenzioni, trasformandole in sirene. II prodigio non può non scuotere i Rutuli, ma Turno, come se niente fosse, ritiene comunque positivo il fatto che le navi non sarebbero potute più essere utilizzate, bruciate o trasformate in sirene che fossero. II giorno dopo avviene il previsto attacco all’accampamento dei Troiani, che vengono messi a dura prova, fino a che lo stesso Turno, a sorpresa e sprezzante del pericolo, non irrompe da solo, dopo aver ucciso Bizia e Pandaro, abbattendo chiunque gli si facesse incontro. Lasciò parecchi corpi in terra prima di darsi alla fuga nelle acque del Tevere, ormai inseguito da un nugolo di nemici. La dimostrazione di forza da parte di Turno era stata eccezionale, ma la resistenza dei Troiani non sarebbe stata vinta con delle semplici azioni isolate, per quanto eroiche. Dunque era chiaro che la guerra sarebbe stata decisa solo dallo scontro tra i due grandi condottieri impegnati nella disputa. E infatti le forze in campo decisero di accordarsi proprio in questo senso. Nel duello tra i due grandi rivali, Turno avrà il Fato contro, ma anche la furia vendicativa di Enea, rimasto scosso dalla morte del giovane Fallante. Dopo aver colpito Turno alla coscia, Enea stava per risparmiare la vita allo sconfitto, ormai incapace di difendersi, ma la vista della cinta d’oro del suo amico sulla spalla del nemico, gli provocò un violento attacco d’ira che lo spinse a portare a compimento la sospirata vendetta, sfuggendo per un momento al consueto controllo che riusciva a mantenere in ogni circostanza e alla innata riluttanza nei confronti degli spargimenti di sangue.

Annunci